Street fashion, una fucina di idee e di nuove tendenze – MURRI FRANCESCO

Street fashion, una fucina di idee e di nuove tendenze

Un tempo era l’aristocrazia a dettare il gusto, a stabilire cosa fosse alla moda indossare, come pettinarsi. Poi è stata la volta delle grandi dive del cinema. Per fortuna, a metà del secolo scorso le cose sono cambiate ed è arrivato il nostro momento, quello della gente comune e della street fashion.

Quando nell’Inghilterra degli anni ’60 esplode il fenomeno dei Beatles e Mary Quant rivoluziona la storia del costume con l’invenzione della minigonna, si apre una nuova era e il cambiamento è inarrestabile. Si afferma e dilaga in tutto il mondo una realtà assoluta e incontestabile: la moda e le tendenze nascono nella strada e da lì approdano sulle passerelle.

                                 

Le vere tendenze che condizionano la cultura e gli stili di vita nascono fra la gente comune, fra i giovani che li mescolano, li stravolgono, li diffondono e li consolidano del tempo.

Le vere tendenze che condizionano la cultura e gli stili di vita nascono fra la gente comune, fra i giovani che li mescolano, li stravolgono, li diffondono e li consolidano del tempo.

Lo street style è prima di tutto un desiderio di ribellione, nasce dalla contestazione nei confronti dell’omologazione imposta dalla società. Dalla voglia di differenziarsi e di affermare la propria identità e la propria personalità, l’appartenenza a un gruppo, la cultura di una minoranza. E gli abiti e i capelli sono il mezzo perfetto per esprimere tutto questo.

Qualche esempio? Hippies, punk, hipster si sono presto trasformati da sottoculture metropolitane in veri e propri stili, sconfinando oltre i quartieri e le città in cui erano nati e diventando, appunto, di moda.

E così per gli stilisti la strada diventa un grande incubatore di tendenze, a cui attingere per avere idee, spunti, suggestioni cercando di catturare questa enorme vitalità. Maestri in questo senso sono sicuramente Vivienne Westwood, Alexander McQueen, John Galliano.

 

{foto © Scott Schuman The Sartorialist

Non è un caso che ormai durante le fashion week ci siano più fotografi per strada, fuori dalle sfilate, che all’interno: è la strada il posto migliore per i cool hunter (termine introdotto per la prima volta dallo studioso di mutamenti sociali Malcom Gladwell nel 1997 in un articolo sul «New Yorker» intitolato The Coolhunt), sempre pronti a captare gusti e orientamenti delle persone, anticipando le future tendenze. Loro ci osservano in metropolitana, al supermercato, nei luoghi che frequentiamo normalmente alla ricerca dei dettagli, intuendo cosa esploderà come moda di massa, molto prima che questo avvenga.

Il merito più grande dello street style è quello di aver liberato la moda dai diktat, di averla destrutturata e portata fuori dagli studi patinati e dalle passerelle, di aver ampliato la gamma delle tendenze (non si parla più di stile ma di stili), di aver spezzato le regole ferree che un tempo venivano imposte e di essersi adattata alle persone e alla varietà dei corpi.

Il merito più grande dello street style è quello di aver liberato la moda dai diktat, di averla destrutturata e portata fuori dagli studi patinati e dalle passerelle, di aver ampliato la gamma delle tendenze (non si parla più di stile ma di stili), di aver spezzato le regole ferree che un tempo venivano imposte e di essersi adattata alle persone e alla varietà dei corpi.

{foto © Nicky Zeng} 

Per questo quando siamo in giro, spalanchiamo gli occhi, fotografiamo, prendiamo appunti alla ricerca di idee e di ispirazioni, di particolari e di anticipazioni e di intuizioni da reinventare, per dare sempre nuova linfa e vitalità a quello che facciamo ed essere internazionali e connessi con il mondo anche se il posto in cui viviamo non è una metropoli.

 

 

 

Ragazzo, studia a scuola ed impara dalla strada… e sarai due volte più bravo degli altri

{Sonny/Chazz Palminteri in Bronx di Robert De Niro, 1993}